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Mozart • Currentzis

  • Lorenzo Giovati
  • 20 mar 2024
  • Tempo di lettura: 4 min

Torino, Auditorium Giovanni Agnelli. 16 Marzo 2024.

 

Sabato 16 marzo il Lingotto Musica di Torino ha proposto un concerto del chiacchieratissimo, ma per me bravissimo, direttore d'orchestra greco Teodor Currentzis, impegnato con le masse orchestrali e corali di MusicAeterna in una breve tournee italiana. In cartellone il concerto per pianoforte (o fortepiano) e orchestra n. 24 di Wolfgang Amadeus Mozart e il Requiem sempre del genio austriaco. Al pianoforte vi era la trentottenne pianista russa Olga Pashchenko.


Il ventiquattresimo concerto, il secondo composto da Mozart in tonalità minore, terminato a Vienna nel 1786, si sviluppa in tre movimenti: allegro, larghetto e allegretto. Sabato sera il pianoforte antico presente sul palco è stato il vero protagonista dell’esecuzione, influenzando anche la parte orchestrale, che pur non ha mancato di far avvertire il suo peso, sonoro e interpretativo. Al termine dell’esecuzione del concerto, infatti, la pianista russa si è rivolta al pubblico, parlando un buon italiano, per spiegare che il pianoforte che aveva appena utilizzato era in realtà un pianoforte suonato proprio da Mozart stesso. Lo strumento, essendo antico, è stato microfonato, ma non abbastanza, con l’esito che non sempre è risultato facile sentirne distintamente il suono, anche dalla mia posizione pur avanzata nella platea. Nonostante questo, però, che ha rappresentato un inconveniente assolutamente trascurabile, data la qualità complessiva dell’esecuzione, sia la parte direttoriale, sia la parte pianistica, sono state davvero eccellenti.


Il primo movimento è risultato ricco di tensione e di emozioni, grazie anche alla sezione delle trombe, che spesso ha suonato magnificamente, assieme ai timpani. Il secondo movimento è stato invece molto lieve ed elegante e si è ben contrapposto all'allegretto, terzo movimento, che è sembrato essere quasi una marcia. Gli interventi dell’orchestra, in ogni momento, sono sempre stati come meglio è difficile da immaginare, grazie anche alla capacità difficilmente eguagliabile del maestro Currentzis di essere sempre appropriato, ma anche, a tempo stesso, intensamente emotivo, così da restituire la composizione nella pienezza di ogni suo piano di lettura e di renderla una continua scoperta.     


La pianista Olga Pashchenko, per parte sua, è stata semplicemente bravissima: ha dato ampio sfoggio di un pianismo sicuro e tecnicamente abilissimo, unito ad una sensibilità interpretativa da grande interprete.


Dopo il concerto, Currentzis e la Pashchenko hanno eseguito un breve concerto per pianoforte e orchestra in un unico movimento, al termine del quale la pianista sola si è esibita in un breve brano per pianoforte di Beethoven, riscuotendo un grande e meritato successo personale.


Vi è poi stato, nella seconda parte del concerto, il Requiem di Mozart, che, per scelta del maestro Currentzis, è stato preceduto dalla Marcia Funebre Massonica k477, eseguita benissimo. Successivamente le luci in sala si sono affievolite fino a quasi spegnersi e alcuni coristi si sono raggruppati, attorno ad un piccolo lume, per dare corpo ad un lievissimo canto gregoriano, che ha creato un'atmosfera magica, tracciando un ideale ponte musicale tra tradizioni e tempi diversi. Nemmeno la rumorosità di una parte del pubblico, che ormai pare divenuto incapace di osservare anche brevi momenti di raccoglimento, ha incrinato l’atmosfera che gli artisti avevano creato.


Ha poi preso avvio il Requiem vero e proprio, nella cui esecuzione erano impegnati anche quattro solisti di altissimo livello, tre dei quali provenienti dal coro di MusicAeterna, tra loro anche un pregevolissimo controtenore, assai raro da ascoltare, soprattutto a quei massimi livelli.


L’esecuzione, neanche a scriverlo, non è stata solo superlativa, ma è stata anche sconvolgente. Il maestro Currentzis, che seguo da tempo, sin da quando anni or sono ebbi la fortuna di assistere ad una sua meravigliosa esecuzione della Messa da Requiem di Verdi a Vienna, con i medesimi complessi orchestrali e corali, e di cui ammiro la capacità di finalizzare la sua trasgressiva genialità artistica verso risultati esecutivi che sono sempre molto innovativi, ma anche al tempo stesso rigorosissimi, ha offerto dell’affascinante e per certi versi misteriosa composizione mozartiana, una lettura che va oltre ogni schema. Nel suo Requiem vi è tutto: il terreno e l’ultraterreno, l’idea della morte come “amica” e, dunque, come evento da attendere serenamente (come lo stesso Mozart la definì in una lettera al padre) e l’idea della morte come mistero oscuro, da vivere come un distacco doloroso dalla vita (che lo stesso Mozart, sentendola spegnersi, scrisse essere “bella”). E vi è soprattutto la genialità di un linguaggio musicale, quello di Mozart, che, per l’appunto, è un ponte tra tempi e culture, tra visione elegiaca e visione terrena di un Requiem, come l’esecuzione dell’altra sera ha magistralmente evidenziato.


La direzione del maestro Currentzis, sempre protagonista, è stata poi supportata da una resa orchestrale e corale di una qualità elevatissima, tra le migliori che oggi al mondo si possano ascoltare. L’orchestra, in particolare, perfetta in tutte le sue sezioni, è stata però qualcosa di più e di meglio della sommatoria delle sezioni medesime, apparendo come una sorta di comunità musicale, animata da un unico e partecipato intento esecutivo, anche in ciò assecondando la visione di orchestra-comunità che il maestro Currentzis ha coltivato sin dai tempi della sua esperienza a Perm. Una rappresentazione plastica di quello che ho cercato di spiegare la si è avuta confrontando, da un lato, l’esecuzione del Dies Irae, che è stata un tripudio di energia e un’esplosione di turbamento dell’anima, e, dall’altro lato, l’esecuzione del Lacrimosa, che è suonata come un commosso e doloroso addio alla dimensione terrena, bisognoso di misericordia.


L'esito del concerto è stato quello di un meraviglioso e indimenticabile successo.

 


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